L’ESECUZIONE DELLA PENA PER REATI CONTRO LA P.A.

“La modifica dell’art. 4bis Ord. Penitenziario, in vigore dal 31 gennaio scorso, ha effetto retroattivo. Valentina Alberta (autrice di un primo commento su Giurisprudenza Penale) con Vinicio Nardo ipotizza le prime applicazioni da parte delle Procure, nonchè i possibili rimedi per la portata sostanziale e, comunque, non prevedibile della riforma.”

Comments ( 2 )
  1. gabriele Lazzeretti
    22 Febbraio 2019 at 17:14
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    a mio sommesso avviso, se per primi noi, avvocati penalisti, diamo una interpretazione retroattiva di questa norma in articoli di dottrina e in convegni o dibattiti, cosa vogliamo sperare che facciano poi gli organi giudiziari?
    al contrario vi sono argomenti giuridici molto solidi per sostenere la valenza sostanziale della norma e la sua incostituzionalità.
    il primo argomento , (addirittura di carattere testuale!!), e’ la volonta’ del legislatore.
    il disegno di legge, la relazione tecnica e l’analisi tecnica normativa che ACCOMPAGNANO la genesi della norma sono molto chiari

    Nel preambolo del disegno di legge si distingue chiaramente tra due linee direttive di intervento (di fatto la ratio di queste norme) specificando che si opera su due pacchetti in aree distinte: pacchetto di “norme penali sostanziali”, da un lato, e “norme processuali e preventive”, dall’altro.

    Nel pacchetto di norme penali sostanziali viene menzionata espressamente la norma dell’ordinamento penitenziario che dà accesso alle pene alternative.

    Al di là della corretta (o meno) qualificazione che il preambolo ne dà, come norma penale sostanziale (su cui si potrebbe discutere), la volontà del legislatore appare chiarissima nel considerare questo intervento maggiormente repressivo come norma penale sostanziale e non come norma processuale o preventiva.

    Stessa cosa fa chiaramente anche la relazione tecnica e l’analisi tecnica normativa: in entrambi i casi si distingue chiaramente tra pacchetto di norme penali sostanziali, nei quali è inclusa la norma in questione, e disposizioni processuali o preventive, tra le quali non è ricompresa questa norma.

    Alla redazione della relazione tecnica e alla analisi tecnica normativa hanno partecipato studiosi di diritto penale e magistrati. E’ evidente che tutti questi documenti riflettano la volontà del legislatore.

    Anche il parere del CSM sulla legge spazzacorrotti (che in generale è positivo, con riserve sulla prescrizione) si esprime in termini molto negativi sulla norma in questione. Il parere non la qualifica come norma penale sostanziale o processuale, ma osserva in generale come molti dubbi si possano sollevare sulla sua opportunità dal momento che il divieto di accesso a pene alternative il nostro ordinamento lo prevede soltanto per reati di grave allarme sociale (in materia di criminalità organizzata).

    Ora nei casi passati in cui la Consulta si è espressa sulla natura di norme penali sostanziali o processuali in passato si è sempre dato un forte valore al dettato normativo (lettera delle norme)o alla volontà del legislatore e nel nostro caso questi sembrano chiari.

    Oltretutto l’applicazione, di fatto irretroattiva, di una norma come questa (secondo il principio tempus regis actum) già di per sé irragionevolmente e sproporzionatamente repressiva suscita a mio avviso seri dubbi di costituzionalità.

    sul punto vi invito a leggere il BELLISSIMO articolo del prof. manes sempre sulla stessa rivista in cui e’ apparso l’articolo della collega intervistata

  2. Lazzeretti
    22 Febbraio 2019 at 17:56
    Reply

    Nel preambolo del disegno di legge si distingue chiaramente tra due linee direttive di intervento (di fatto la ratio di queste norme) specificando che si opera su due pacchetti in aree distinte: pacchetto di norme penali sostanziali, da un lato, e norme processuali e preventive, dall’altro.

    Nel pacchetto di norme penali sostanziali viene menzionata espressamente la norma dell’ordinamento penitenziario che dà accesso alle pene alternative.

    Al di là della corretta (o meno) qualificazione che il preambolo ne dà, come norma penale sostanziale (su cui si potrebbe discutere), la volontà del legislatore appare chiarissima nel considerare questo intervento maggiormente repressivo come norma penale sostanziale e non come norma processuale o preventiva.

    Stessa cosa fa chiaramente anche la relazione tecnica e l’analisi tecnica normativa: in entrambi i casi si distingue chiaramente tra pacchetto di norme penali sostanziali, nei quali è inclusa la norma in questione, e disposizioni processuali o preventive, tra le quali non è ricompresa questa norma.

    Alla redazione della relazione tecnica e alla analisi tecnica normativa hanno partecipato studiosi di diritto penale e magistrati. E’ evidente che tutti questi documenti riflettano la volontà del legislatore.

    Anche il parere del CSM sulla legge spazzacorrotti (che in generale è positivo, con riserve sulla prescrizione) si esprime in termini molto negativi sulla norma in questione. Il parere non la qualifica come norma penale sostanziale o processuale, ma osserva in generale come molti dubbi si possano sollevare sulla sua opportunità dal momento che il divieto di accesso a pene alternative il nostro ordinamento lo prevede soltanto per reati di grave allarme sociale (in materia di criminalità organizzata).

    Anzi, osserva il massimo consesso delle toghe, neppure il fatto che si sia previsto che attraverso una collaborazione del reo questi possa avere accesso alla alle pene alternative fa venir meno queste perplessità e il parere sostanzialmente negativo del CSM (vedi pag. 18 del parere).

    Ora nei casi passati in cui la Consulta si è espressa sulla natura di norme penali sostanziali o processuali si è sempre dato un forte valore al dettato normativo (lettera delle norme) e alla volontà del legislatore e nel nostro caso questi sembrano chiari.

    Oltretutto l’applicazione, di fatto irretroattiva, di una norma come questa (secondo il principio tempus regis actum) già di per sé irragionevolmente e sproporzionatamente repressiva suscita a mio avviso seri dubbi di costituzionalità.

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